Bassi Niccolò

#algocoltura

Esperto in colture di microalghe

Sessione: EUROPA, MEDITERRANEO E ALGHE: DAI PROGETTI ALLA PRODUZIONE

Coltura di microalghe: bioreattori o vasche?

N. Bassi 1, L. Rodolfi 1,2, G. Sampietro 1, F. Tredici 1, N. Biondi 2, M.R. Tredici 2

1 Fotosintetica & Microbiologica S.r.l., Via dei Della Robbia 54, Firenze

Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agro-alimentari e dell’Ambiente, Università degli Studi di Firenze, Piazzale delle Cascine 24, Firenze

Microalghe e cianobatteri rappresentano una promettente alternativa per la produzione di proteine, alimenti funzionali, biofertilizzanti, prodotti chimici, mangimi per l’acquacoltura. Gran parte della produzione mondiale di microalghe (circa 20.000 tonnellate all’anno) è realizzata al di fuori dell’Unione Europea, principalmente in Asia, dove si concentrano il maggior numero d’impianti di larga scala. Lo sfruttamento commerciale delle microalghe non può prescindere da un adeguato sistema di coltura. Numerosissime sono le tipologie di sistemi (bioreattori o vasche) per la coltura di microrganismi fototrofi che nel corso degli anni (la coltivazione delle alghe a livello industriale è nata negli anni ’50) sono stati sviluppati e brevettati. Nonostante ciò ad oggi non esiste ancora un sistema di coltura definibile in modo assoluto come “il migliore”: cioè quello in grado di ottenere la massima produttività con il minimo impiego di risorse. Il dibattito “bioreattori versus vasche” nel mondo accademico, così come in quello della produzione commerciale, è ancora attuale, ma non deve necessariamente concludersi con una scelta definitiva. La scelta di una tecnologia di coltivazione piuttosto che un’altra dipende infatti da numerosi fattori tra cui caratteristiche del ceppo, sito di produzione, tipologia del prodotto finale e mercato di riferimento. Lo sviluppo tecnologico e l’apporto di conoscenze da altri settori (es. fluidodinamica, ingegneria del trattamento delle acque, recenti applicazioni delle energie alternative) hanno consentito negli ultimi anni di colmare alcune differenze tra vasche e bioreattori che fino a poco tempo fa costituivano uno dei principali limiti delle une rispetto agli altri, come ad esempio l’elevato rapporto superficie volume delle vasche o l’elevato costo e la difficoltà nello scaling-up dei bioreattori. Esistono poi dei “miti” da sfatare, quali ad esempio la difficoltà di controllare i parametri di processo nelle vasche o l’assenza di contaminazione nei bioreattori, la maggiore produttività delle colture algali rispetto alle colture tradizionali, la possibilità di produrre biomassa algale con ritorni energetici largamente positivi e che possano competere economicamente con i combustibili fossili.

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