Cisilino Federica

#verticalfarming

Ricercatrice, Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria

Sessione: POST-BIO: LE CERTIFICAZIONI NELLE COLTURE SOILLESS

Il dibattito sulle tecniche fuori suolo e le coltivazioni bio – tra vuoto normativo e politiche di sviluppo rurale

Nelle coltivazioni fuori suolo sono due le questioni principali da affrontare e che le rendono del tutto simili alle altre, ovvero la ricerca della qualità e della quantità/resa. Al fine di raggiungere performance adeguate sia dal punto di vista produttivo che reddituale, ancora due sono gli elementi fondamentali: la frequenza degli interventi di irrigazione e il dosaggio dell’acqua che trasferisce le sostanze nutritive. E’ necessario un monitoraggio adeguato, precisione negli orari di somministrazione e continue valutazioni. Inoltre, l’importanza del substrato inerte più adatto a seconda delle varietà allevate diviene determinante non solo per il processo produttivo in sè, ma anche rispetto ad una eventuale certificazione poiché non viene riconosciuto come vero e proprio ecosistema. La questione della certificazione delle colture fuori suolo pone in evidenza il vuoto normativo che caratterizza questo ambito, rispetto a quanto avviene per la produzione biologica e per la produzione integrata. Le tecniche di coltivazione idroponica, acquaponica, vertical farming rispettano l’ambiente, sono ecologiche, sono economiche, ma non sono “naturali”. E’ questo il principale nodo del dibattito: nei regolamenti comunitari Regolamenti CE 834/2007 e 889/2008 non sono previste deroghe all’utilizzo del suolo come ambiente per la coltivazione di produzioni certificabili. Sebbene si ravvisino vantaggi e aspetti positivi per il soilless, come per esempio l’utilizzo di aree dismesse, l’ottimizzazione degli spazi e soprattutto la riduzione del consumo di suolo e il basso impatto ambientale (utilizzano prodotti ammessi nel bio) attualmente la normativa comunitaria non prevede riconoscimenti. Quali sono dunque i confini entro i quali è possibile muoversi nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale? In questo intervento verranno posti in evidenza gli strumenti previsti nell’ambito dei Programmi di sviluppo rurale 2014-2020 per la misura 10 pagamenti agro-climatico-ambientali e misura 11 agricoltura biologica. Il Regolamento UE n. 1305/2013 ha stabilito 6 Priorità di intervento per il raggiungimento di tre obiettivi generali che rispondono alla Strategia di Europa 2020 (per uno sviluppo intelligente, sostenibile, inclusivo): a) stimolare la competitività del settore agricolo; b) garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e l’azione per il clima; c) realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e comunità rurali, compresi la creazione e il mantenimento di posti di lavoro. Al fine di declinare tali obiettivi sono previste sei Priorità: Priorità 1 conoscenza e innovazione; Priorità 2 e 3 competitività e filiere; Priorità 4 e 5 tematiche ambientali, gestione sostenibile delle risorse naturali, e mitigazione dei cambiamenti climatici; Priorità 6 sviluppo territoriale equilibrato delle economie e delle comunità rurali. Le Priorità si articolano in diciotto Focus Area che sono a loro volta organizzate attraverso misure di intervento. Sulla base della distribuzione delle risorse pubbliche verranno evidenziate le scelte programmate dalle regioni italiane, con un focus dedicato al Friuli Venezia Giulia per la misura 10 (agro-climatico-ambientale) e per la misura 11 (agricoltura biologica). Il Mipaaf ha sviluppato specifiche linee guida nell’ambito del SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) che, insieme alla Regioni e alle Province autonome ha costituito un organismo tecnico-scientifico responsabile della certificazione e dell’aggiornamento della norma tecnica. Le regioni sviluppano propri Disciplinari e Piani di controllo in conformità alle linee guida nazionali. Al fine di ottenere la certificazione di Produzione Integrata vi sono diversi passaggi, uno dei quali prevede la scelta da parte dell’operatore dell’Organismo di controllo (OdC) riconosciuto dal Mipaaf. Le linee guida contengono una serie di indicazioni, rispetto alle varietà, che sono funzionali al rispetto del Disciplinare, tuttavia non rappresentano un vincolo. Esse riguardano la scelta dell’ambiente di coltivazione e vocazionalità, il mantenimento dell’agroecosistema naturale, la scelta varietale e materiale di moltiplicazione, il sistema e preparazione del suolo all’impianto e alla semina, la successione colturale, la semina, trapianto, impianto, la gestione del suolo e pratiche agronomiche per il controllo delle infestanti e ancora elementi importanti per la fertilizzazione, irrigazione, raccolta.

Certificato di internazionalità

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