Rakaj Arnold

#acquacoltura

PhD, Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Sessione: IL MERCATO GOURMET: L’ALLEVAMENTO DEI FRUTTI DI MARE

 

Metti un Oloturia a tavola. Una produzione innovativa per l’acquacoltura mediterranea

A. Rakaj, A. Fianchini, P. Boncagni, S. Cataudella

Laboratorio di Ecologia Sperimentale e Acquacoltura (L.E.S.A.)

Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Via Cracovia, Roma

Le oloturie dette anche cetrioli di mare sono membri delle comunità bentoniche marine e importanti ingegneri ecosistemici dato il loro ruolo chiave nelle dinamiche dei fondali dove elaborano e bioturbano i sedimenti (Purcell et al., 2016). Delle 1400 specie di oloturie presenti in tutto il mondo (Han et al., 2016), circa 60 sono sfruttate commercialmente, principalmente nei Paesi asiatici, dove sono considerate una prelibatezza (Purcell et al., 2012). Infatti, nella loro forma essiccata, vengono impiegate come seafood di lusso e chiamate comunemente “trepang” o “bêche-de-mer” (Toral-Granda et al., 2008), oltre ad essere utilizzate nella cosmetica e nella medicina tradizionale per i loro molteplici effetti benefici (Pangestuti et al., 2017)

Con la crescente domanda e il conseguente aumento dei prezzi (150-2000 euro/Kg prodotto essiccato) sul mercato globale, negli ultimi anni, si è intensificato lo sfruttamento in natura di questi echinodermi, anche in aree fino ad oggi poco sfruttate, come il bacino Mediterraneo (González-Wangüemert et al., 2017). Il “saccheggio” ha portato al collasso di numerosi stocknaturali causando un impatto significativo sulle comunità bentoniche, sulla biodiversità e sullo stato dei sedimenti (Purcell et al., 2013). In questo scenario, l’acquacoltura può essere l’unica alternativa sostenibile per soddisfare la domanda del mercato (Anderson et al., 2011), ridurre la pressione sulle popolazioni naturali e consentire azioni di restocking nelle aree maggiormente depauperate. Inoltre, trattandosi di efficienti “deposit-feeders” le oloturie hanno una valida applicazione anche nell’acquacoltura multi-trofica integrata (IMTA) dove il loro uso è risultato efficace per mitigare gli effetti negativi di un allevamento intensivo attraverso la sottrazione e il processamento del particolato e dei residui fecali dei pesci (Yokoyama, 2013).

Nel Mar Mediterraneo le due principali specie target sono Holothuria polii e Holothuria tubulosa (González-Wangüemert et al. 2017). Le ricerche dimostrano che entrambe le specie sono alimenti ottimali al consumo umano (Roggatz et al., 2016; Sicuro et al., 2012) nonché una potenziale sorgente di composti farmacologici (Ismail et al., 2008).

La riproduzione artificiale di Holothuria tubulosa e Holoturia polii è stata sviluppata recentemente presso il Laboratorio di Ecologia Sperimentale e Acquacoltura (LESA) dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata (Rakaj et al., 2018) e ad oggi si tratta delle uniche specie mediterranee riprodotte artificialmente. L’acquacoltura delle oloturie si colloca in occidente come una opportunità per l’esportazione di un prodotto ad alta richiesta di mercato ma anche come alimento esotico nelle nostre cucine, in un’epoca che tende alla globalizzazione dei costumi alimentari.

Bibliografia

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Toral-Granda V., Lovatelli A. & Vasconcellos M. (2008). Sea cucumbers: A global review of fisheries and trade. FAO Fisheries and Aquaculture Technical Paper No. 516. pp. 331. Rome.

Yokoyama H. (2013). Growth and food source of the sea cucumber Apostichopus japonicus cultured below fish cages—potential for integrated multi-trophic aquaculture. Aquaculture, 372, 28-38.

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